La chiameremmo Marta

Marta cresce in una casa dove il rumore della televisione riempie i silenzi che gli adulti non sanno colmare. A scuola non viene bullizzata, semplicemente non esiste. Quando scopre le chat online e qualcuno comincia a risponderle, capisce per la prima volta cosa significa essere vista. I confini si spostano, lentamente, senza che lei riconosca il momento in cui attraversarli smette di sembrare una scelta.

La chiameremmo Marina

Marina ha circa cinquantadue anni, lavora nello stesso ufficio da quasi trent'anni e vive nella casa in cui è nata. La vita funziona. In soffitta, in una scatola, c'è una busta color crema con il suo nome scritto a macchina.

La chiameremmo Camila

La chiameremmo Camila, ma non è il suo nome. Una donna trans arrivata in Italia senza un piano chiaro, passata attraverso la strada, la notte e un corpo che ha imparato a resistere prima ancora di appartenere.

La chiameremmo Rosa

La chiameremmo Rosa, ma non è il suo nome. Sposata troppo giovane, portata lontano da tutto, ha imparato a vivere in una casa che si stringe e in un silenzio che copre ogni cosa, fino a quando il silenzio diventa definitivo.

La chiameremmo Giulia

Una ragazza cresce ai margini della periferia romana, tra assenze, silenzi e scelte che non sembrano mai davvero tali. Una storia di disagio, esposizione e riscatto lento, costruito senza clamore, giorno dopo giorno, trovando nello sguardo degli altri una forma inattesa di permanenza.

La chiameremmo Aïcha

La chiameremmo Aïcha, ma non è il suo nome. Il suo viaggio attraversa il deserto, il mare, i centri di accoglienza e una cucina qualunque, dove il tempo smette di essere attesa e diventa ritmo. Una storia che non cerca riscatto, ma continuità.

La chiameremmo Anna

Una donna con una vita che funziona, fatta di gesti ripetuti, scelte silenziose e continuità accettate. Una storia ordinaria, senza svolte né rumore, osservata dall’interno, dove ciò che conta non viene detto ma resta.